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La notizia. Liceo breve: comincia dal 2018/2019. Quattro anni al posto di cinque




Dall'anno scolastico 2018/2019 in cento licei ed istituti, sia tecnici che professionali, decollerà la sperimentazione del cosiddetto «liceo breve». Vediamo assieme come è articolato. Prima di tutto, la durata di questa nuova scuola sarà di quattro anni, invece di cinque. Le ore annue saranno quindi aumentate, da 900 a circa 1050. Gli alunni dovranno raggiungere le stesse competenze dei compagni che studieranno un anno in più. Inoltre, al termine di questo ciclo, i ragazzi del liceo breve sosterranno regolarmente l'esame di maturità. Gli istituti prescelti saranno quindi invitati a proporre dei piani di studio sperimentali, riguardanti soprattutto la rimodulazione nei piani didattici e l'utilizzo delle tecnologie e dei laboratori per l'apprendimento. I risultati di questo esperimento, infine, verranno analizzati dettagliatamente da un Comitato scientifico nazionale.
Una simile proposta era già stata fatta nel 2000 dal ministro Luigi Berlinguer e, successivamente, è stata ripresa a partire dal 2013. Partendo dal presupposto che il liceo quadriennale non è ancora una realtà nazionale, ma per il momento solo una sperimentazione, ci si chiede: servirà questo liceo breve? Alcune dinamiche lasciamo svariati didatti un po' perplessi nel rispondere a questo quesito: l'obiettivo del MIUR sarebbe quello di abbreviare il corso di studi in modo da equipararli ad altri paesi europei dove le SS2° durano quattro anni.
Ma in altre realtà europee gli studenti finiscono il ciclo superiore a 19 anni, come da noi. «E poi, togliere un anno alla scuola superiore non sarà come favorire un insegnamento veloce, frammentario e non completo? », ci si chiede tra docenti. Infatti, gli studenti dovranno studiare molto di più, e soprattutto molto più velocemente, rispetto ai coetanei che invece affronteranno il ciclo quinquennale. Forse lo scopo del MIUR è quello di far avvicinare i giovani più velocemente al mondo del lavoro. Ma come si potranno sviluppare delle competenze, una cultura generale e affacciarsi al mondo del lavoro senza un'adeguata preparazione? Come si organizzerà l'A.S.L. , dove ore e ore di lavoro si aggiungeranno alle aumentate ore scolastiche? E qui sopraggiunge il quesito più importante: quanto può essere utile un esperimento che, coinvolgendo solo una minima parte delle scuole superiori presenti in Italia, non tiene conto delle gravi situazioni, sia economiche che sociali, presenti in altri istituti? Lasciare alle scuole la rimodulazione dello studio, non sarà come giocare sull'istruzione degli alunni? Se per caso in un liceo, per mancanza di organizzazione o carenza di fondi o altre migliaia di cause, l'esperimento fallisse? Accadesse questo, le «cavie da laboratorio», cioè gli studenti, non avranno maturato abbastanza competenze e conoscenze, e di conseguenza saranno inadeguati alle sfide della vita. Nella nostra scuola, gran parte dei docenti, forse alla luce di ciò, si trova in pieno disaccordo con questa riforma. In sostanza, il ministero, per migliorare la nostra istruzione, invece di guardare altri Stati, dovrebbe cominciare a vedere la realtà italiana: una realtà dove le scuole cadono a pezzi, dove l'abbandono scolastico è a livelli altissimi (specialmente in Sardegna), dove molti ragazzi dimostrano comportamenti inaccettabili per la società. Risolvere questi problemi aiuterebbe la scuola più di quanto non possa farlo un liceo di quattro, invece di cinque, anni. 
Vuoi sapere qual è la scuola sperimentatrice in Sardegna, che proporrà ai suoi studenti il percorso liceale quadriennale? Clicca qui per scoprirla.


Riccardo Rosas
ultimo aggiornamento 16/06/2018 ore 10:57

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