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Perché la xenofobia è il nostro coltello (ma la cui lama è a doppio taglio)


Oliviero Toscani, "Razza umana". Ogni diritto è riservato al legittimo avente diritto. 


Macedonia di parole. Cominciamo dal termine (apparentemente) greco "xenofobia". Questa è una parola che farebbe rabbrividire i greci, ben inclini, come già sappiamo, all'accoglienza dello straniero, dello xénos, verso il quale non provavano assolutamente alcuna paura, fòbos. E invece, oggi, la parola xenofobia, erroneamente ritenuta greca, ma coniata nei primi anni del '900 dallo scrittore francese Anatole France, sta tornando di moda: la paura del confronto, il timore di quello che non conosciamo, si  staglia minacciosamente sulla nostra civiltà. E lo scenario, desolante, attuale ci impone di farci giusto due domandine.

«L'Italia è uno dei paesi più xenofobi d'Europa», ci spiega Gilberto Corbellini, docente di bioetica all'Università "La Sapienza" di Roma. «Il 70% della popolazione ha (ad esempio, ndr) paura degli immigrati e tra le 10 città europee più razziste 4 sono italiane (Torino, Bologna, Roma e Napoli). Viviamo in un paese profondamente egoista e xenofobo».

Un interrogativo ancora aperto. Ma perché è così diffusa la xenofobia in Italia? Probabilmente, conta il fatto che la nostra nazione è anzianotta. E, ancora, conta  che l'80% della popolazione è funzionalmente analfabeta; vale a dire che questa percentuale di persone legge le notizie e, più in generale, si informa in modo strumentale, senza dedicare la giusta attenzione alla decodifica del fatto in sé. Il terreno dell'ignoranza è fertile per i semi dell'odio e dell'intolleranza. Ma c'è un altro problema: noi tutti siamo xenofobi, e per transitività razzisti, connaturatamente. La xenofobia è infatti nel nostro DNA. Comportamento molto adattivo nel mondo preistorico, e tutt'oggi diffuso tra gli animali che, si noti bene, vivono d'istinto, l'avversione verso il diverso, come tutela per la propria sopravvivenza, pare ancora dura a morire.

Esperimento sociale, condotto dai The Show, che mostra quanto l'informazione strumentale sia dannosa. 

Razza di … umano! Lo si sa, la xenofobia va a braccetto con il razzismo. Altrettanto inutile scrivere che le razze, razza sinti, razza africana, razza degli ebrei, delineate ai tempi hitleriani,  non esistono più, anzi, non sono mai esistite. È incomprensibile averne paura. Gl uomini sono tutti di una grande macro - famiglia. Fortunatamente, alcuni lo capiscono: sono gli stessi che ripudiano, abiurano, le discriminazioni per colore della pelle. Lo scienziato Francesco Cavalli - Sforza, divulgatore scientifico di lunga data nonché cattedratico della San Raffaele di Milano, aggiunge a tal proposito: «L'incrocio tra le popolazioni funziona meglio. E il meticciato fa bene al corpo e alla mente, in senso evolutivo si intende. E anche qui la motivazione è scientifica. È il cosiddetto "vigore degli ibridi". (…) La varietà (…) è la migliore garanzia di sopravvivenza delle generazioni future». Il razzismo vale zero, a conti fatti, perché la sopravvivenza nostra è legata alla formazione di una società "a mosaico", dove tutti sono piccole tessere che si incastrano e formano una bellissima opera d'arte che è un corpo armonioso.

Anima e cuore. E se qualcuno ha dedicato anima e mente (quale mente?) al razzismo, alla xenofobia, tanti uomini, e tante donne, hanno sviluppato una virtù, per noi contemporanei cristallizzata  in una parola magica che già esisteva ai tempi greci, fondamentale per vincere l'odio verso lo xénos: l'empatia, il riconoscimento in ogni essere umano di un proprio fratello o una propria sorella. Capire gli altri, agli occhi dello xénos, ci rende simpatici, cioè in grado di "partire la sua medesima sofferenza". E ci trasforma in esseri accoglienti, col dono di cogliere il bello in ogni anima, bypassando il colore della pelle o il taglio degli occhi. 


Anna Murgia 
Alessio Cozzolino ha collaborato alla stesura di questo report (Razza di ... umano; Anima e cuore).
ultimo aggiornamento ore 19:16 del 27/08/2018

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