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L'opinione. Il sindacalista ivoriano: «Salvini, noi immigrati sfruttati». E la sinistra gli plaude



Aboubakar Soumahoro è oggi un nome, anche se non ancora conosciuto da molti, che piace pronunciare per rappresentare il PD. Dirigente del sindacato autonomo Usb, Soumahoro è italo - ivoriano, di cittadinanza italiana, ha 38 anni e, dopo aver partecipato a scioperi e manifestazioni per ricordare l'omicidio di Soumaila Sako, attivista ventinovenne malese in forze presso il suo stesso sindacato, ucciso lo scorso 2 giugno a San Calogero (nel Vibonese) in una sparatoria, continua la sua lotta per difendere i diritti dei braccianti agricoli sfruttati nelle Piana di Gioia Tauro e costretti a vivere in condizioni precarie nella tendopoli di San Ferdinando. Dopo la frase del Ministro degli Interni Salvini, la nota «la pacchia è finita (…). I migranti hanno mangiato alle spalle del prossimo troppo abbondantemente», Soumahoro, durante lo sciopero dello scorso 4 giugno, ha replicato: «Salvini dichiara che la pacchia è finita. Per lui, non per noi. Soumaila era un cittadino, un bracciante, un lavoratore. Non era un extracomunitario, ma una persona (…)». 


Soumahoro. 


Nella trasmissione "Propaganda Live" (in onda su LA7, canale 7 del DTT), il Sindacalista italo - ivoriano ha rincarato la dose: «In Italia, la sinistra non c'è. Va ricostruita a partire dai luoghi e dalle contraddizioni sociali. Bisogna partire dalle periferie, dalle aree rurali, da quei luoghi sperduti sui quali i riflettori non si accendono, fin quando un lavoratore non viene fucilato? La sinistra cos'è, se in quei luoghi si dà per assente?». Inoltre, il dirigente dell'Usb si toglie qualche altro sassolino dalla scarpa, ricordando che il suo collega deceduto, Sako, era in regolare possesso di un permesso di soggiorno e sempre in prima linea nella lotta allo sfruttamento. Soumahoro, in un'altra conversazione giornalistica, ha ricostruito quanto accaduto il giorno primo del delitto dell'amico: «Questa persona (ndr, ci si riferisce all'assassino di Sako) si presenta, spara, colpendo alla testa Soumaila. È di questo, in sintesi, che stiamo parlando. Che poi qualcuno dica "non si tratta di un omicidio a sfondo razziale" vuol dire che quel qualcuno ha dei sospetti, che quel qualcuno vuole giustificarsi, che quel qualcuno ha capito che tutto questo è avvenuto nel momento in cui Salvini esclamava "è finita la pacchia».
 In più, lo stesso sindacalista Soumahoro ha tenuto a precisare di non aver mai conosciuto la pacchia, poiché ha sempre lavorato in condizioni di schiavitù come raccoglitore di agrumi e pomodori per pochi spiccioli al giorno: «questo - spiega - per colpa di una legge schiavista di derivazione razzista come la Bossi - Fini (ndr, Bossi era a capo della Lega Nord, partito di cui è segretario attualmente Matteo Salvini), che ha indotto i lavoratori in una terribile condizione di subalternità e sottomissione. Insomma, sarebbe ora che iniziassimo tutti a vedere nel migrante un arricchimento per la nostra nazione, la nuova forza lavoro del futuro, e non a considerarlo come un problema. In più, credo sia importante ricordare che dietro ogni migrante c'è una persona, con dei doveri, ma anche con dei diritti inalienabili, che non può arrivare in Italia, se davvero bisognosa di protezione, per essere respinta, lasciata in balìa del mare o, peggio ancora, alla mercé di spietati sfruttatori. Il mondo è un paese di tutti. Per tutti. 


Anna Murgia
ultimo aggiornamento 28/06/2018 ore 19:00

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Commenti

  1. in Italia comando io…. a casa mia sono io il capo?? No??? Che è sto buonismo?? iL MONDO E' DI TUTTI andatelo a spiegare ai nostri amici :-)

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